La soglia che ho scelto
✦Le scelte più radicali, l'ho imparato, non nascono mai da un impulso improvviso. Nascono da una ricerca lenta, quasi testarda, di qualcosa che regga davvero — non solo in apparenza.
Quando vi ho accennato, qualche tempo fa, alla mia decisione di avvicinarmi al settore delle onoranze funebri, ho lasciato cadere un seme che oggi merita di essere raccontato meglio. Capisco lo sconcerto che questa scelta può suscitare: è un mondo che la maggior parte delle persone preferisce non guardare troppo da vicino. Per me, invece, è diventato l'approdo più naturale. In un tempo che fugge dalla realtà rifugiandosi in filtri e apparenze, ho scelto di stare esattamente nel punto più solenne e vero dell'esistenza umana. C'è un rigore in questo mestiere che non lascia spazio a finzioni: il rispetto per il dolore e la cura per ogni dettaglio diventano, qui, una forma di eleganza silenziosa. Trovo in questa serietà una lucidità che mi somiglia.
Le visioni, però, restano visioni finché non si trasformano in competenze concrete. Avevo già in programma un corso di front office, in arrivo a ottobre — un passo pratico, quasi tecnico, ma necessario per affrontare con solidità questo nuovo percorso professionale. Non è il capitolo più romantico da raccontare, ma è quello su cui si costruisce davvero tutto il resto.
La stessa disciplina si riversa, ogni giorno, nella scrittura. Le atmosfere del Ticino, il lago, la quiete dello studio mi stanno regalando una concentrazione che non mi capitava da tempo: sono arrivata quasi a metà della stesura de La quiete che divora. Le ombre di questo romanzo stanno prendendo una forma sempre più definita, e scavano in territori psicologici che non vedo l'ora di condividere con voi.
C'è anche un altro fronte in movimento, legato a Il velo dell'illusione: sto lavorando, nell'ombra, per dargli una nuova forma di lettura. Non posso ancora entrare nei dettagli — il progetto è ancora in una fase delicata — ma i pezzi si stanno finalmente incastrando nella direzione giusta.
E poi c'è la casa. A Lugano, mese dopo mese, questo rifugio continua a riempirsi di calore. Proprio oggi le nostre porte si apriranno di nuovo: arriveranno i cugini, sia da parte materna che paterna, la compagna di uno di loro, e gli zii. Torneranno le voci familiari che, per qualche giorno, annullano la distanza tra l'Italia e la Svizzera.
Guardo tutto questo insieme — le ombre delle storie che scrivo, la concretezza di un nuovo percorso lavorativo, il calore degli affetti — e vedo, semplicemente, i pezzi di una vita che si stanno mettendo al loro posto. Che si tratti di esplorare gli abissi di un thriller, di imparare un mestiere da zero, o di riempire una casa di voci: in fondo è sempre la stessa ricerca. Quella di restare fedele a ciò che è vero, anche quando è più semplice restare dietro un velo.
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