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L'ultimo raggio su Pian di Scò

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Un capitolo non sfuma quasi mai lentamente; a volte si chiude con un rumore secco.

Per noi è stato il colpo dello sportello del furgone, chiuso dopo un intero pomeriggio trascorso a caricare scatoloni. È stato un istante perfetto, a suo modo poetico e intriso di malinconia: lo abbiamo serrato nel momento esatto in cui il sole ha toccato l'orizzonte. L'ultimo raggio di luce su Pian di Scò coincideva con la fine della nostra vita lì. La giornata finiva, e con lei anche quel pezzo della nostra storia.

Il viaggio verso la sosta per la notte a Fucecchio è stato un momento intimo, quasi solitario. Daniele guidava il furgone con tutta la nostra vita impacchettata sul retro, io lo seguivo guidando la mia macchina. Due abitacoli separati nel buio, immersi nei propri pensieri, uniti solo dai fari e dalla stessa strada da percorrere.

La sveglia alle 4:00 del mattino non ci ha lasciato il tempo di riflettere. Eravamo di nuovo in marcia, immersi in una notte che sembrava non finire mai, diretti verso l'ultima barriera. Il confine ha sempre un'aria severa, un limbo fatto di carte e attese che ti porta a trattenere il fiato, specialmente durante i lunghi controlli per lo sdoganamento delle masserizie di trasloco.

Poi, l'attesa si è spezzata. La doganiera ha chiuso la pratica, mi ha guardata e ha detto semplicemente: «Benvenuti in Svizzera».

È bastato quello. Davanti a quella linea ormai varcata, l'emozione mi ha travolta. Oltre la dogana, la strada per Lugano è un susseguirsi di gallerie che dura dieci, forse quindici minuti. Un continuo passare attraverso la roccia e il buio, fino all'ultima. Lì, all'improvviso, ci ha accolti un'apertura maestosa: il lago di Lugano, immenso, incorniciato dalle montagne che lo circondano a perdita d'occhio.

Entrati in casa non c'è stato tempo per perdersi nei pensieri. Abbiamo subito iniziato a svuotare e sistemare gli scatoloni, grazie anche all'aiuto di mio cugino, della sua compagna e del compagno di mia madre. Un intero pomeriggio passato a incastrare la nostra vita passata tra quelle nuove mura, fino alla cena e al crollo totale a letto.

Eppure, non era ancora finita. Il giorno dopo ci aspettava l'ultimo vero strappo: rientrare in Italia per riconsegnare il furgone a noleggio e tornare, infine, in Svizzera in macchina.

E da lì, varcato il confine per l'ultima volta senza pesi addosso, è iniziato l'inizio di un nuovo capitolo.