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Sotto la calma, tutto si muoveva

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I mesi che sono venuti dopo la stabilizzazione burocratica non sono stati soltanto una parentesi di quiete. Sono stati, più che altro, un laboratorio a cielo aperto: uno di quei periodi in cui sembra non succedere nulla in superficie, mentre sotto, silenziosamente, tutto si sta già riorganizzando.

Fuori, le giornate si alternavano tra la pioggia improvvisa e la luce intensa tipica del Ticino, quella che taglia le nuvole senza preavviso. Dentro casa, ho ripreso in mano la scrittura, lasciandomi guidare da quell'atmosfera mutevole per dare forma alle prime idee di un nuovo libro, nate quasi subito dopo la pubblicazione de Il velo dell'illusione — come se una storia chiusa avesse già iniziato a scriverne un'altra prima ancora che me ne accorgessi.

Nel frattempo, abbiamo cominciato, io e mio marito, a lasciare che la nuova casa prendesse vita attraverso le persone che l'hanno attraversata. Prima è arrivato mio cugino — quello che mi è cugino due volte, da parte materna e paterna — con la sua compagna, curiosi di vedere come ci fossimo sistemati. Poi è stata la volta di mio padre, della sua compagna e di uno dei miei fratelli con la sua fidanzata: visite fatte di cene improvvisate e di quella confidenza che solo la famiglia sa portarsi dietro. È seguita la visita di mia madre, insieme all'altro mio fratello, alla sua compagna e ai loro due bambini, tutti insieme a riempire le stanze di voci e passi nuovi. Infine, abbiamo accolto anche i genitori di mio marito, chiudendo quel primo giro di presenze che, senza che lo decidessimo consapevolmente, ha finito per dare alla casa il suo primo vero significato.

In questo scorrere di visite e di pagine scritte, la mia mente ha continuato a lavorare in silenzio, muovendosi verso una direzione che non avevo affatto previsto.

Sono stati mesi di riflessioni profonde, di bilanci fatti e rifatti, di decisioni che rimandavo da tempo e che alla fine sono arrivate tutte insieme. Ho fatto una scelta drastica ma necessaria: ho deciso di lasciare definitivamente il mondo della moda. Non perché avessi smesso di amarlo — la passione per la creazione e per la materia è rimasta intatta, forse anche più viva di prima — ma perché ho compreso che ambire al ruolo di stilista significava sottostare a un sistema fatto di dinamiche, conoscenze e relazioni che non ero disposta a sostenere. Il lavoro in fabbrica, intanto, mi stava deteriorando lentamente, giorno dopo giorno, come un'erosione che si nota solo quando è già troppo avanzata. Per una mente creativa come la mia, costretta a confrontarsi sempre con gli stessi schemi e con i prodotti dei grandi marchi, quell'ambiente era diventato soffocante, quasi fastidioso, alla lunga.

Avevo bisogno di cambiare prospettiva, di cercare qualcosa di solido, essenziale, profondamente reale — qualcosa che non avesse più a che fare con l'apparenza. Ed è così che ho deciso di affacciarmi a un settore completamente diverso, insospettabilmente rigoroso e infallibile: le onoranze funebri. Un mondo che custodisce il confine ultimo dell'esistenza, dove la precisione e il rispetto contano più di ogni altra cosa. Ma del perché di questa scelta e di cosa ho trovato lì dentro, vi racconterò a tempo debito: merita un capitolo tutto suo.

Nel frattempo, la mia attitudine a non delegare mai nulla, a voler sempre capire come funzionano davvero le cose, mi ha trascinata altrove. Senza ancora avere in mente l'idea di aprire un blog, ho iniziato a informarmi su corsi legati al front office e alla gestione digitale, e mi sono ritrovata, quasi per caso, catturata completamente dall'arte di costruire un sito web da zero. Ed è esattamente da quel fervore creativo, nato passo dopo passo tra un tutorial e l'altro, che è nato lo spazio in cui voi state leggendo queste parole.

Noi, intanto, abbiamo visto l'estate scivolare via così: tra una pagina scritta, un rigo di codice e le celebrazioni di agosto. Mi sono fermata davvero solo nei giorni del mio compleanno, tra i pochi momenti in cui ho guardato indietro a quanta strada avessimo fatto, insieme, in così poco tempo.

Ma la vera svolta, quella che avrebbe cambiato tutto, doveva ancora arrivare — e riguarda proprio quel mondo delle onoranze funebri di cui vi ho appena accennato. Nel prossimo capitolo vi racconterò come ci sono finita dentro e perché quella scelta, tra tutte, è stata la più difficile da spiegare a chi mi conosce.